Turismo di massa

Turismo di massa
Anno
2024
Durata
5 minuti e 1 secondo
Formato
MP4 (2720x1530)
Produzione
Roberto Verace
Luogo di produzione
Barcellona, Vilanova i la Gertrù, Spagnaa
Soggetto
Roberto Verace
Sceneggiatura
Roberto Verace
Interpreti
Riprese
Roberto Verace
Musica
Esecutori
Testi
Roberto Verace
Montaggio
Roberto Verace
Regia
Roberto Verace
Categoria
Riflessione politico sociale
Sinossi
Il turista è un essere inquietante.
La sua quotidianità, nella maggior parte dei casi, è fatta di insoddisfazione e ripetitività: accettazione passiva, mortificazione, eterodirezione. Frustrazione.
Le convenzioni sociali lo schiacciano e lo disciplinano: nel comportamento, nell’abbigliamento, perfino nell’espressione del pensiero. Quando un pensiero personale prova a emergere, emerge raramente. La vita di tutti i giorni, sempre più complessa e difficile, sempre meno appagante, lo svuota, lo sfigura, lo spersonalizza.
Poi, una volta, o nei casi più fortunati due volte l’anno, arriva la liberazione: la vacanza.
La libertà.
Una libertà che si esprime subito nel costume, e che coincide con un paradosso: il diritto di vestirsi nei modi più assurdi e allo stesso tempo più stereotipati. Le stesse scarpe da trekking. Gli stessi pantaloni. Gli stessi zaini da lumache impertinenti, che non si sa né portare né gestire. Le stesse maglie termiche. Le stesse giacche di plastica. Cappellini, occhiali da sole, biciclette: tutto uguale, tutto marcato. Una massa pubblicitaria vagante e gratuita, convinta di essere originale.
Ma l’aspetto più irritante non è l’estetica: è il rapporto con il luogo.
In vacanza il turista si libera dai vincoli, e non solo da quelli legati all’involucro corporeo. Si libera, cioè, anche dalla misura. Da qui il bisogno di imporsi: impazienza, intrusione, sovraespressione. Una libertà che somiglia a oppressione.
E soprattutto, nella stragrande maggioranza dei casi, tratta gli abitanti del posto con distacco e alterigia. Li guarda dall’alto, come se fossero inferiori perché “costretti” alla loro vita quotidiana, ingabbiati come lui lo è a casa. Solo che lui, per qualche giorno, ha avuto una tregua. E questa tregua diventa superiorità.
Il turista più rigoroso e irreprensibile nel proprio paese, all’estero si autorizza a tutto.
Nessuno lo conosce. E poi è travestito abbastanza da risultare comunque irriconoscibile. Dunque perché formalizzarsi? Al diavolo le regole.
Si illude di godere della natura, e intanto la sporca e la abbruttisce con una presenza eccessiva, superflua, trasgressiva. Si illude di conoscere un luogo perché scatta una foto davanti a un dipinto, perché fa una coda interminabile sotto un monumento, perché si ferma tre giorni o tre ore in una città con mille anni di storia e milioni di abitanti.
Nelle chat turistiche si legge spesso:
“Ma cosa ci fai quattro giorni a Parigi? A Roma? A Siviglia? A Madrid? All’Aia?”
È chiaro: tre o quattro giorni sarebbero sufficienti per capire, conoscere e vivere una città. Due monumenti e un museo non solo basterebbero, sarebbero anche troppi.
Superficialità. Stupidità senza limiti.
Così, a prescindere dal luogo (che spesso è solo un pretesto, perché di moda in quel momento), il turista finalmente espande il proprio ego. Scatena la propria personalità in una manciata di giorni all’anno. Poi torna al recinto, alla normalità, e forse guarda una volta le fotografie con amici e parenti.
E da questa massa di inconsapevolezza, a ben guardare, non nasce alcuna positività, né economica né culturale: resta solo consumo indiscriminato dell’ambiente, impoverimento intellettuale, e la superficialità dell’immediatezza.
Turista: sii viaggiatore a casa tua e cittadino a casa degli altri.
Note